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USURA

 

Per esprimere il termine “usura” partiamo dalla definizione tratta dal vocabolario:

sostantivo femminile

  1. Prestito di denaro a interesse; com., prestito a un interesse notevolmente superiore a quello corrente e legale; part., il reato in cui incorre chi si fa dare o promettere interessi usurari, cioè superiori a quelli ammessi dalla legge: dare, prestare, prendere denaro a u.; esercitare l’u.

L’usura è legata quindi ad un prestito di denaro ovvero di un capitale chiesto per motivi x e di un interesse corrisposto per poter accedere al prestito stesso.

Lo si può richiedere o a privati o ad istituti di credito abilitati a farlo.

Fino a qualche decennio fa in Italia l’interesse sopra al capitale non era normato salvo dalla “libera” concorrenza del mercato e dal “buon cuore” dei capitalisti e solo chi poteva dare garanzie di restituzione o beni immobili in avvallo aveva il credito.

Tutti gli altri si rivolgevano ai “monti di pietà” impegnando quanto avevano per tirare a campare.

Da qui, nel 1472, nasceva il Monte Paschi di Siena, MPS, prima banca sul suolo italiano e nel mondo.

E’ solo con l’emanazione del codice penale del 1930 (codice Rocco) che viene reintrodotto nell’ordinamento giuridico il reato di usura attraverso l’art. 644, secondo cui:

“Chiunque […] approfittando dello stato di bisogno di una persona, si fa da questa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile interessi o altri vantaggi usurai, è punito […] 

in quanto prima – usciti dal medioevo e dalla sua concezione di “prestito a denaro” usuraio con tutte le conseguenze in termini di “dannazione”; basti pensare a Dante, nel XVII canto dell’Inferno, colloca gli usurai nel girone riservato agli avari e per il tempo, l’avarizia, uno dei sette peccati capitali, includeva anche l’avidità e, per essa, il desiderio di guadagnare più di quanto fosse necessario a vivere nel proprio stato sociale – ci si rifaceva alla scuola del pensiero della Scolastica (ed in particolare a Tommaso d’Aquino) che aprì un passaggio sostenendo che l’interesse è lecito quando vi sia rischio di perdita (danno emergente) o mancato guadagno (lucro cessante) e sono autorizzati anche i prestiti ad interessi ai principi ed allo Stato (dunque anche al Papa in quanto sovrano).

Successivamente lo saranno anche i guadagni da società commerciali costituite da “soci d’opera” e “Soci di capitale” e, di conseguenza, diventavano leciti anche gli interessi da deposito presso un banchiere, perché intesi come “partecipazione all’impresa”.

Aver teorizzato la non pertinenza dell’usura all’ammontare degli interessi, ebbe la conseguenza, una volta autorizzato l’interesse in sé, di non prestare attenzione per molto tempo all’entità degli interessi richiesti, e per una definizione giuridica dell’usura in riferimento alla loro entità, si dovettero aspettare alcuni secoli. Ovviamente, questo si risolse in un vantaggio secco per i banchieri che acquistarono un peso sempre maggiore anche in sede politica.

In qualche modo, i banchieri furono la spina dorsale dell’oligarchia che era venuta formandosi.

Da questa “libertà” nell’applicare gli interessi sopra ad un capitale di denaro prestato è nata la necessità di porre un limite a questi interessi stessi e quindi da un regolamento giuridico che ne determini i confini tra lecito ed illecito.

Abbiamo già citato il “codice Rocco” che con l’art. 644 c.p. (codice penale) determina una pena a chi commette l’illecito di usura ossia supera la soglia legale degli interessi (quindi “normati” per legge).

A quasi un secolo da questa legge molte cose sono cambiate; tra cui il nome e la struttura della Banca d’Itala che dall’inizio degli anno ’90 del secolo scorso ha modificato il suo nome in Bankitalia s.p.a.; tranne il “vizzietto” del prestito ad usura sia tra privati che tra gli istituti di credito tanto che, per porre un freno ai molteplici suicidi dovuti all’indebitamento e alla non possibilità di restituzione del capitale chiesto e degli interessi aggiunti, nel 1996 si è introdotta nell’ordinamento giuridico la legge 108 che da disposizioni in materia di usura.

L’art. 1815 c.c (codice civile) stabilisce quanto segue:

Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante.(1282, 1820 c.c.)

Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1248 c.c..

Se sono convenuti interessi usurari (644, 649 c.p) la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. [… si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento]

A questo punto possiamo fare una cosa semplicissima, controllare e verificare che il nostro contratto di prestito sia regolare.

Come?

Il tasso soglia è il limite massimo stabilito trimestralmente per le varie categorie di finanziamento. Se un ente creditore supera tale sogliaci si trova di fronte ad un caso di usura sugli interessi applicati.

Il tasso soglia è il limite massimo stabilito trimestralmente per le varie categorie di finanziamento, mutuo, leasing.

Se un ente creditore supera tale soglia, si verifica il caso di usura sugli interessi applicati.

E’ il ministero del Tesoro, secondo le istruzioni di Bankitalia s.p.a, a determinare il tasso soglia, tramite l’analisi dei tassi medi applicati nei tre mesi precedenti dagli enti creditori.

Il Tasso Soglia Usura è stabilito dalla legge, che lo definisce “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”.

Riscontrare l’applicazione di interessi usurari è molto più frequente di quanto tu possa immaginare; circa l’80% dei contratti stipulati è viziato da usura o indeterminatezza, situazione che spiegheremo in una prossima e-mail.

Infatti di solito, di norma noi comuni debitori ci fermiamo a quanto la banca o la finanziaria ci chiede come restituzione del capitale ed incominciamo a pagare le nostre rate mese dopo mese anno dopo anno nella speranza di arrivare alla fine senza troppi problemi.

E’ bene incominciare a porre una lente d’ingrandimento adeguata sopra al nostro bel contratto di mutuo o di finanziamento o di leasing e vedere se effettivamente è tutto “regolare”.

Secondo la legge italiana e le varie indicazioni di Cassazione, nel calcolo degli interessi vanno comprese anche tutte le spese che concorrono al buon esito del contratto e quindi fa fede il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, che indica il costo complessivo del prestito diverso dal TAN (tasso anno nominale).

Questi parametri comprendono le commissioni e le spese, i costi relativi alle operazioni di pagamentol’apertura ed il mantenimento del conto correntela polizza aggiuntiva (assicurazione) e la gestione della pratica.

Non sono invece incluse nel Taeg le imposte, le spese notarili e le spese di perizia.

A fronte di queste nuove informazioni il tuo contratto va calcolato, nel suo complesso d’interessi, con il TAEG che di fatto è il parametro per verificare se il tuo accordo con l’istituto di credito è in usura e quindi nullo per quanto concerne gli interessi da restituire oppure valido e quindi legale a tutti gli effetti.

Importantissima, ai fini per rilevare l’usura, è la data di stipula in quanto poi s’andrà a rilevare il tasso soglia usura del trimestre dell’anno della firma.

Anche il tasso di mora, svincolato dal tasso d’interessi normale, è soggetto alla Legge del 7 marzo 1996 N° 108 e quindi se dovesse risultare in usura, anche se mai applicato in quanto “buon pagatore”, il contratto è nullo per quanto concerne gli interessi dovuti e quindi va restituita solo la quota capitale nei modi e nei termini del contratto.

NON vale la somma dei tassi e sia gli interessi nominali che quelli di mora vanno presi e controllati singolarmente e separatamente!!!

ORA CONTROLLARE, VERIFICARE E TOGLIERTI OGNI DUBBIO DIPENDE SOLO DA TE.

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Angelo Dornetti

Angelo Dornetti

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