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ANATOCISMO

Ed eccoci alla seconda puntata della nostra “campagna informativa di base” sulle anomalie bancarie.

Oggi vediamo assieme cos’è l’anatocismo bancario e del perché è, da sempre, illegale come pratica usuale.

L’anatocismo (dal greco anatokismós, composto di – «sopra, di ἀνατοκισμός ανα nuovo» e «usura») nel linguaggio τοκισμός bancario è la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi scaduti e non pagati, su un determinato capitale.

Fin qui tutto chiaro; sono un titolare d’azienda, ho una partita iva ed ho chiesto alla banca di fiducia un “castelletto”, un’acconto fatture, una disponibilità insomma da poter gestire, in accordo con la banca stessa, di una liquidità extra conto che ripagherò nel tempo ad interessi stabiliti. Dove sta l’inghippo? La malapratica della banca? L’azione fraudolenta che porta alla illegalità del sistema?

Il fenomeno dell’ anatocismo bancario è quel modo d’agire, in uso fino a pochi anni fa presso quasi tutte le banche italiane, secondo cui gli interessi a debito del correntista venivano liquidati sul conto corrente con frequenza trimestrale, mentre gli interessi a credito dello stesso erano liquidati con cadenza annuale.

Va da se che qualcosa alla fine non quadra.

Facciamo un’ esempio pratico: come detentore di un conto corrente aziendale ho chiesto all’istituto di credito un fido e la banca me lo ha concesso, mettiamo ipoteticamente, al 10% d’interesse annuo.

Io immagino che l’interesse da pagare mi venga conteggiato a fine anno e quindi se ottengo Euro 10.000 di “castelletto” a fine anno dovrò restituirne Euro 10.000,00 di capitale più Euro 1000,00 d’interessi e se non ho modo di estinguere il debito questi ultimi si andranno ad aggiungere al capitale iniziale di Euro 10.000 più i mille d’interesse pattuito e quindi in totale, al secondo anno, pagherò Euro 11.000 più il 10% d’interesse (detto composto) e così via.

La banca invece cosa ha fatto in pratica?

Il mio credito d’interessi me lo calcola a fine anno mentre il suo, a debitoogni tre mesi registrandolo sul mio conto corrente in modo tale da generare sempre un’interesse sopra l’interesse ovvero, ad es. sempre i soliti miei Euro 10.000,00 di extra conto, sempre al 10% annuo ma al primo trimestre mi trovo con Euro 10.250 a debito (10.000 Euro capitale più 2,5% d’interessi).

Al secondo trimestre mi troverò sul conto corrente a debito Euro 10.250,00 più altri 2,5% d’interessi, salvo che non abbia saldato il debito in precedenza ovviamente, avrò così a fine giugno un debito di Euro 10.506,25.

A settembre sarò a debito di Euro 10.768,90625 mentre a dicembre dovrò restituire all’istituto di credito Euro 11.038,12890625.

Assodato che la matematica NON è un’opinione confrontando le due situazioni, quella che io immagino e quello che realmente fa la banca c’è una differenza a fine anno a mio sfavore di Euro 38,12890625.

Proseguite voi negli anni cosa salta fuori dal vostro conto corrente.

Perché tutto questo è illegale da sempre?

In aiuto ci viene l’art. 1283 del Codice Civile: (Anatocismo) “In mancanza di usi contrari (1834 c.c. [andiamo a leggercelo così faremo un’ulteriore sorprendente scoperta]) gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei (6) mesi”.

Ma manco farlo apposta è scritto in “leghese” o per dirla alla Manzoni in ”azzeccagarbugli” per cui non è pane per tutti ma una cosa la possiamo intuire e cioè che gli interessi prima dei sei mesi non sono validi e NON vanno calcolati.

Chi allora ci può venire in aiuto per dipanare questo linguaggio astruso?

Le sentenze di Cassazione in merito.

C’è da dire innanzitutto che dal 1999 in poi vi è stata una “presa di coscienza” da parte del legislatore che ha messo ordine sull’argomento evidenziando regole ben precise.

La prima e la più importante fu quella di “obbligare le banche “ ad uniformare i tempi d’interesse attivi e passivi fissando nella data del 31 dicembre il termine ultimo di calcolo per entrambi e quindi il “treno” degli interessi ha incominciato da allora a viaggiare sullo stesso binario e non più su rotaie separate. (in teoria)

Altro punto importante a favore del correntista è che gli interessi debitori vengono accreditati sul conto corrente al 31 di marzo per cui si hanno circa novanta (90) giorni di “tregua” per saldare tutto il debito oppure solo gli interessi dovuti per non incappare nel famigerato CRIF e quindi segnalato in tutto il circuito finanziario come “cattivo pagatore” con le conseguenze disastrose che possiamo immaginare.

Sempre nel 1999, quando si sono riprese in mano le leggi inerenti agli scoperti di conto corrente, il legislatore ha cercato di cancellare il passato con un “colpo di spugna” tenendo in vita però la capitalizzazione trimestrale.

Per Grazia ricevuta qualcuno ha avuto la brillante idea di “ficcato il naso” in profondità ed ha scoperto che questo “far tener in piedi” la ricapitalizzazione trimestrale retroattiva era incostituzionale!!!

E si arriva così alla prima vera sentenza di Cassazione in merito, il 17 ottobre 2000 n° 425, in cui la “norma transitoria” di cui sopra viene dichiarata illegittima in quanto viola l’art. 77 della Costituzione.

Il processo quindi di revisione al momento si può considerare concluso con la sentenza del 4 novembre 2004 n°21095, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella quale in sostanza si afferma l’illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo stabilendo che le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori precedenti al 1999 non sono mai state rispondenti ad uno uso normativo ma bensì negoziale e quindi in contrasto con il principio contenuto nell’art. 1283.

L’uso normativo consiste infatti, come riportato nella sentenza, nella “ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento, accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico”.

Ovvero le clausole anatocistiche sono state accettate non perché gli utenti fossero convinti della loro rispondenza a principi dell’ordinamento giuridico, ma piuttosto perché costretti ad accettarle per poter accedere ai servizi bancari.

Vi sono state poi altre sentenze di Cassazione che hanno messo, ancora una volta i “puntini sulle i” ma ne voglio ricordare una in particolare, quella del 16 ottobre 2017 n° 24293, in cui gli ermellini hanno “seccamente” espresso parere sfavorevole all’uso della capitalizzazione degli interessi in quanto gli usi bancari, in materia di anatocismo, NON possono rivestire alcun valore di natura normativa e che i tassi d’interesse debbono comunque rispettare il Tasso Soglia stabilito per legge dal Ministero del Tesoro, una volta consultata Bankitalia s.p.a., trimestralmente.

Tanta ma davvero tanta “roba” hanno messo in luce le varie sentenze nel corso di questi anni sulla pratica anatocistica delle banche tant’è che dal 1999 nessuna azienda, che ha fatto controllare da periti ed avvocati competenti in materia di TUB (Testo Unico delle leggi in materia Bancaria e creditizia), ha MAI perso una causa contro l’istituto di credito coinvolto ed hanno sempre ottenuto la ricontabilizzazione del proprio conto corrente e la restituzione del maltolto.

I conti correnti aziendali si possono controllare, verificare, esaminare dal 1952 e fatto salvo che il conto corrente in oggetto non sia stato chiuso oltre il decimo anno, termine ultimo prima della prescrizione… tu cosa stai aspettando

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Angelo Dornetti

Angelo Dornetti

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