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GLI ATTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE A RISCHIO. TUTTI !!!

Quando si dice “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” …
Tutti gli atti posti in essere dall’Agenzia delle Entrate riscossione, senza alcuna distinzione, potrebbero risultare invalidati.
Infatti la legge che nel 2016, voluta da Renzi, ha soppresso Equitalia e ha disposto il passaggio, senza soluzione di continuità, di tutto il personale in blocco nella neo costituita Agenzia delle Entrate Riscossione ha avuto luogo in modo automatico, senza alcun concorso.
Ed è qui che la “pentola” incomincia a bollire, mentre Equitalia era una società di diritto privato, il nuovo ente della riscossione ha la natura di ente pubblico, per espressa disposizione della stessa legge ed il problema è questo: ai sensi dell’art. 97 della Costituzione l’assunzione di personale di tutte le pubbliche amministrazioni deve avvenire per concorso e a maggior ragione per i dipendenti che assumono la qualifica di dirigenti affinché siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità della amministrazione.
Se questo non avviene, secondo giurisprudenza pacifica, il rapporto che si instaura è nullo.
In soldoni questo vuol dire che viene meno il titolo che consente l’attribuzione di poteri e funzioni in particolare ai dirigenti, cioè, a quei soggetti a cui, secondo l’art. 4 D.Lgs. 165/2001, spetta di adottare gli atti che impegnano le pubbliche amministrazioni verso l’esterno.
Ed ancora l’art. 52 dello stesso decreto stabilisce che è nulla (e quindi priva di effetti) l’attribuzione in via di fatto delle funzioni dirigenziali.
Il “coperchio” mancante è stato sollevato da un’associazione, Dirpubblica, che storicamente tutela i dirigenti della pubblica amministrazione, che ha proposto ricorso al TAR Lazio, chiedendo l’annullamento degli atti di attribuzione indiscriminata e senza concorso delle funzioni dirigenziali nel nuovo Ente di riscossione.

Nel corso del procedimento è intervenuta una importante decisione del Consiglio di Stato,lorgano di massimo grado della giustizia amministrativa, con l’ord. n. 3213/2017 ha affermato che le questioni sollevate da Dirpubblica presentavano profili di evidente fondatezza.

Il TAR, però, con la sent. n. 6307/2019 del 23.5.2019 ha deciso di rigettare il ricorso sostenendo che l’associazione non era legittimata a presentare il ricorso.

Il problema adesso rimane sul tappeto come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere con effetti potenzialmente devastanti per il fisco e per la collettività: qualunque contribuente che decida di impugnare un qualsiasi atto di riscossione, infatti, potrebbe sollevare lo stesso problema, e questa volta senza alcun possibile dubbio in termini di legittimazione ad agire.

Come se la caverà l’Erario? Il principio del funzionario di fatto non si applica quando si discute di atti pregiudizievoli per il cittadino.

Certo, la giurisprudenza ha dato ampie dimostrazioni di riuscire a dare soccorso all’Amministrazione finanziaria con interpretazioni a dir poco creative, che guardano più al portafoglio dell’Erario che alla corretta interpretazione delle norme.

Nella migliore delle ipotesi le incertezze rimarranno a lungo, lo sappiamo, ma un giorno capiterà che qualche organo di giustizia, amministrativa o tributaria, rimetterà (in modo appropriato) la questione alla Corte Costituzionale e quest’ultima si pronunzierà in termini espliciti sulla questione. O il legislatore non intervenga in qualche modo.

Nel frattempo, sugli atti di riscossione si potrebbe abbattere una tempesta di contenziosi che alla prima pronunzia, che dovesse dare atto in modo sufficientemente circostanziato dell’illegittimità degli atti di riscossione posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati, si potrebbero aprire le porte ad un numero enorme di annullamenti.

 

 

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Angelo Dornetti

Angelo Dornetti

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