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TITOLI “ILLIQUIDI”: COSA SONO?

Esempio concreto: La cognata di M., vicina agli 80 anni, è in possesso di 100 azioni della Banca Popolare di Bari che le sono state vendute 7 anni fa. “Immaginatevi voi in che modo”; sopraggiunte necessità economiche, lei vorrebbe vendere, ha fatto presente la necessità e l’urgenza ma non riesce. Ha fatto richiesta di vendita a maggio 2016, ma le viene risposto che non si sa quando potrà avere i soldi.

Le azioni della Banca Popolare di Bari, e probabilmente anche le azioni delle banche venete, rientrano nella categoria dei così detti “titoli illiquidi” ossia, per intenderci, azioni di banche che non essendo quotate sui mercati regolamentati, hanno difficoltà di smobilizzo come ha purtroppo dovuto constatare sua cognata.

Temo che la situazione non possa risolversi con una richiesta di vendita alla Banca (che rimarrebbe inevasa sino a quando non vi fosse un compratore), ma sarebbe opportuno agire per la risoluzione del contratto di investimento di tali azioni, per violazione degli obblighi informativi. In questo modo la Banca sarebbe tenuta alla restituzione della somma investita.

Il mio suggerimento si basa sul suo “immaginatevi voi in che modo” che mi lascia pensare che sua cognata non sia stata minimamente informata; prima di procedere, ritengo sempre opportuno richiedere la documentazione riguardante l’investimento, alla Banca, per verificare se vi è conferma della violazione e, in caso affermativo, inviare un reclamo dettagliato con la richiesta di risoluzione per inadempimento; in caso di mancato accoglimento del reclamo, può procedere citando la banca in Tribunale o in alternativa, non appena entrerà in funzione, davanti all’Arbitro per le Controversie Finanziarie istituito nel maggio scorso da Consob (con notevole riduzione dei tempi e dei costi per ottenere una decisione).

Segnalo infatti che nel caso di collocamento o negoziazione di titoli azionari, non quotati su mercati regolamentati o considerati equivalenti dalla disciplina MIFID, l’intermediario è tenuto a rispettare i più stringenti e specifici obblighi informativi imposti dalla Comunicazione Consob n. 9019104 del 2 marzo 2009, di attuazione del Regolamento Consob Intermediari n. 16190/2007.

In tema di prodotti finanziari illiquidi il diligente assolvimento degli obblighi informativi ex art. 21, co. 1, lett. a) del TUF, come precisato dalla Comunicazione Consob n. 9019104 del 2 marzo 2009, impone all’intermediario di fornire al cliente informazioni sul valore corretto e sui costi del prodotto illiquido distribuito, nonché di presentare confronti con prodotti semplici e noti che agevolino scelte consapevoli. Il documento definisce, inoltre, misure per la determinazione del prezzo dei prodotti illiquidi e sottolinea la necessità, da parte dell’intermediario, di una conoscenza approfondita delle preferenze della clientela, con particolare riguardo all’orizzonte di investimento, da valutarsi autonomamente, in modo da garantire i più adeguati consigli.

Se i documenti predisposti dall’intermediario (prospetto informativo, nota di sintesi, nota informativa ed eventuale scheda prodotto), non prevedono tali informazioni, non sono diligentemente assolti gli specifici obblighi informativi imposti dalla normativa per i prodotti illiquidi e l’investitore può richiedere la risoluzione del contratto di investimento.

Quindi prima d’acquistare qualsiasi titolo azionario dal vostro consulente bancario, postale o privato che sia accertatevi sempre d’essere stati informati adeguatamente e soprattutto d’aver compreso bene quanto detto per non incappare poi in spiacevoli e complicate controversie giudiziarie per annullare un contratto dubbio.

 

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Angelo Dornetti

Angelo Dornetti

2 Comments

  1. Buonasera,
    possiedo azioni della Banca Agricola Popolare di Ragusa.
    vado dalla mia filiale di riferimento ogni due mesi (già da due anni) per il rinnovo della richiesta di vendita di queste benedette azioni…….ad oggi ancora niente, non so quando rivedrò i miei soldi e, se li rivedrò.
    Ora io dico: se la BAPR è una delle banche più solide del sistema bancario nazionale, infatti nel comunicato stampa del 1 ° semestre 2019 questi signori scrivono:
    Rafforzata la solidità patrimoniale – valori tra i più alti del panorama bancario
    – CET 1 ratio phase-in pari al 25.03% (24.17% al 31/12/2018)
    – Texas ratio pari al 55% (confermato il valore del 31/12/2018)
    ALLORA
    perché si rifiutano di darmi i miei soldi?
    perché dicono che sono una delle banche più solide del
    sistema bancario, quindi i soldi c’è li hanno?
    da anni chiedo il rimborso delle azioni” dalla Banca risposta sempre negativa”,
    ringrazio in anticipo per un cortese riscontro

    • Buongiorno Sig. Giuseppe, mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla Sua in merito alle azioni acquisite della “sua” banca.
      Purtroppo Lei, come tanti altri che in fiducia hanno sottoscritto azioni della banca di cui sono correntisti, state sostenendo il castello di carte che le banche hanno creato in questi anni.
      La sua è la storia identica agli azionisti di Popolare di Bari, di Veneto Banca, Popolare di Vicenza ed altre che salteranno fuori a breve e medio termine e non possono restituirle i soldi investiti vendendo le sue azioni (che appartengono esclusivamente al circuito interno della banca in questione) in quanto farebbe crollare il valore (sopravvalutato) delle azioni stesse e quindi al crollo del castello di carte.
      Dovrebbe avvalersi di un legale di diritto bancario in grado di dimostrare che al momento dell’acquisto delle sue azioni il funzionario che gliele ha vendute non ha messo in pratica la legge sulla trasparenza e conoscenza dei rischi a cui andava incontro sottoscrivendo l’investimento propostoLe ma Lei capisce bene Sig. Giuseppe che questo è un’iter delicato e non di immediata risposta.

      Rimanendo a Sua disposizione Le faccio i miei migliori auguri Sig. Giuseppe.
      Angelo

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