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I GRADI DI GIUDIZIO: COME OPPORSI AD UNA SENTENZA

Che differenza c’è tra primo grado, appello e ricorso per Cassazione? Come ricorrere contro una sentenza sbagliata.

Se mai sei entrato in un tribunale o hai avuto una causa contro il tuo datore di lavoro, un vicino o qualsiasi altra persona avrai certamente sentito parlare di «gradi di giudizio», un termine che masticano facilmente gli avvocati ma il cui significato potrebbe sfuggire invece a chi non ha studiato legge. Cosa si intende con questa parola e quali sono i gradi di giudizio? La risposta ha con sé la soluzione a un altro problema: come opporsi a una sentenza sbagliata? 

Per capire quali sono i gradi di giudizio e come opporsi a una sentenza sbagliata partiamo da un detto popolare che è valido anche nei tribunali: «errare è umano». Tanto umano che possono sbagliare anche le persone più preparate come (dovrebbero essere) i giudici. Ma perché i giudici sbagliano? Di solito il giudice stabilisce quale delle tesi prospettate dagli avvocati è la più corretta; il magistrato non può proporre una terza via (la sua). L’errore quindi potrebbe essere determinato da una difesa molto convincente. Altre volte l’errore è  consapevole ed il frutto di una precisa interpretazione che il magistrato intende sposare, per quanto invece i giudici “superiori” a lui (appello e Cassazione) decidano diversamente. Tant’è: ogni giudice è soggetto solo alla legge e, quindi, non è obbligato a rispettare altri precedenti, fossero anche di corti di rango elevato. È vero infatti che il nostro sistema giurisdizionale è disegnato in modo piramidale (dove alla base ci sono i giudici di primo grado, seguono quelli di secondo grado e all’ultimo la Cassazione); tuttavia ciascun magistrato è autonomo dagli altri e può avere una propria interpretazione.

In ogni caso, anche dando per scontato che ogni giudice svolga il proprio lavoro con scrupolo, attenzione e preparazione, un margine di errore rimane sempre: il diritto è così ampio, vario e mutevole che nessuno può dirsi al riparo da censure. Ecco perché una persona che perde una causa civile o che viene condannata in una penale può sempre appellarsi a un altro giudice. Ecco dunque cosa significa grado di giudizio: è una fase, che si chiude con una sentenza provvisoriamente esecutiva (ossia vincolante), ma che – prima che questa diventi definitiva per scadenza dei termini – può essere sempre rivista in un secondo grado. Usando una metafora sportiva potremmo dire che ogni grado è come una sorta di “rivincita”. In realtà, però – come diremo a breve – non esiste una “bella”, perché i gradi di giudizio sono solo due.

Normalmente si dice che sono tre i gradi di giudizio anche se, in realtà, sono due, più un terzo speciale volto non già a rivedere i fatti del processo ma a giudicare sulla corretta interpretazione delle norme che i precedenti giudici hanno fatto. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Esistono i giudici di merito, quelli cioè che analizzano il fatto e giudicano le prove. Questi sono i giudici di primo grado e di appello (o secondo grado).

Se poi, in uno dei due gradi di giudizio, un giudice ha interpretato male una legge, si può ricorrere in Cassazione che è, quindi, un “terzo” grado solo per motivi specifici (cosiddetti motivi di legittimità ossia di corretta interpretazione della legge).

Quindi, la differenza tra i primi due gradi e la Cassazione sta in questo: in primo grado e in appello si giudicano i fatti, in terzo grado si verifica la corretta interpretazione delle norme del diritto senza però prendere di nuovo in esame i fatti. Forse un esempio molto banale servirà per capirci meglio.

Immaginiamo che una persona entri in un ufficio pubblico fumando una sigaretta a vapore. Gli viene fatta una multa perché ha contravvenuto al divieto di fumare. L’uomo si difende sostenendo due tesi: la prima è che la sigaretta elettronica sarebbe stata in realtà spenta; la seconda è che il divieto di fumo non si estenderebbe alla sigaretta elettronica ma solo al tabacco. In primo e secondo grado, l’uomo viene condannato in quanto si accerta, con testimoni, che la sigaretta era realmente accesa. In più, secondo i magistrati, la sigaretta a vapore deve considerarsi  rientrante nel divieto di fumo. L’uomo impugna la decisione in Cassazione sostenendo la non corretta interpretazione sul divieto di fumo. La suprema Corte non può più mettere in discussione se l’uomo fumasse o meno, essendo ormai un fatto acclarato in primo e secondo grado e non avendo la Cassazione il potere di rimettere in discussione la vicenda; ma può verificare la corretta interpretazione della norma sul divieto di fumo e stabilire se essa contempli anche la sigaretta elettronica. In caso negativo, pur essendo accertato l’utilizzo della e-cigar, l’uomo verrà assolto.

Vediamo ora quali sono i gradi di giudizio. Come abbiamo detto abbiamo i giudici di merito (primo e secondo grado o appello) e quelli di legittimità (Cassazione).

Sono giudici di primo grado il giudice di pace, il tribunale e la Corte d’Assise.

Il Giudice di Pace ha competenza in materia civile penale ma per questioni o reati di poco rilievo. Una recente riforma ha aumentato le sue competenze, estendendola a tutta la materia del condominio.

È un magistrato onorario (cioè non di carriera).

Il Tribunale è composto da giudici di carriera e si pronuncia sia in sede civile che penale. Oggi gran parte delle cause viene decisa da un solo giudice e raramente la questione viene rimessa a un collegio di tre giudici.

La Corte d’Assiste ha competenza solo in materia penale e giudica i delitti per i quali la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, nel massimo, a 24 ani (delitti per i quali una o più persone hanno perso la vita) e altre gravi fattispecie. È composta da due magistrato e sei giudici popolari.

Contro la sentenza del giudice di primo grado è possibile ricorrere a un giudice di grado superiore. In particolare:

  • contro la sentenza del Giudice di Pace si può appellare in tribunale;
  • contro la sentenza del Tribunale ci si rivolge alla Corte di Appello;
  • contro la sentenza della Corte d’Assiste ci si può appellare alla Corte d’Assiste d’Appello.

Il giudice di secondo grado (o d’appello) esamina di nuovo la vicenda nel merito: ossia torna ad accertare i fatti, valuta le prove già presentate ed emette una nuova sentenza. Questa potrà confermare la precedente di primo grado o riformarla in tutto o in parte.

Può appellare solo chi ha perso anche solo in parte il giudizio di primo grado. Oltre che logicamente, è giuridicamente inammissibile l’appello di chi ha vinto, a meno che ha ottenuto di meno di quanto aveva richiesto.

Abbiamo detto che contro la sentenza di appello si può finire in Cassazione solo per specifici motivi e non per riesaminare i fatti della causa. In pratica la Cassazione verifica solo se la legge – processuale o sostanziale – è stata interpretata in modo corretto. Se la Corte non riscontra irregolarità conferma la sentenza, altrimenti la cassa, cioè l’annulla. A questo punto o è la stessa Cassazione che chiude il processo formulando la pronuncia definitiva (quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto) oppure rimette di nuovo il tutto nelle mani del giudice che ha errato (in primo o secondo grado).

Una sentenza diventa definitiva , ovvero «passa in giudicato» quando è stata confermata dalla Cassazione o quando le parti hanno lasciato scadere i termini per proporre impugnazione.

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Redazione

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