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LO ZAMPINO DELLA POLITICA NELLA GESTIONE BANCARIA

La verità sulle banche va ben oltre le eventuali responsabilità del governatore Ignazio Visco, entrato da qualche ora nel mirino di Matteo Renzi guarda caso poco dopo aver osato chiedere ingenti danni patrimoniali al padre della ministra Maria Elena Boschi, sciagurato amministratore di Banca Etruria.

È una verità che viene da lontano e che ha sempre ostacolato  l’attività di controllo e vigilanza.

Pur essendo un istituto di diritto pubblico, i proprietari di Banca d’Italia sono le banche stesse, che una volta erano in maggioranza pubbliche o semi pubbliche ma che nel tempo sono diventate tutte private.

Gli azionisti di Bankitalia si chiamano Intesa San Paolo, Unicredit, Ubi, Monte dei Paschi, Carige e decine di altri medi e piccoli istituti di credito. In sostanza il controllore ovvero Bankitalia, è di proprietà dei controllati ossia le banche. È vero che la legge garantisce al governatore (nominato dal presidente della Repubblica su indicazione del governo) la piena e assoluta autonomia, è altresì vero che di recente si è cercato di mettere una pezza a questa imbarazzante anomalia. Ma il problema resta, come dimostra la storia:può nella pratica l’amministratore delegato di una società fare un mazzo tanto ai suoi azionisti? In teoria, non nella pratica o almeno non sempre con la libertà, la severità e la celerità necessarie.

Le banche sono società per azioni che operano, o almeno dovrebbero, secondo regole di mercato e nell’interesse esclusivo degli azionisti. Ma non è così, perché dagli anni Novanta sono controllate dalle rispettive Fondazioni che sono di fatto istituzioni politiche. Adesso non è più così. Ma questo spiega, per esempio, come il Pd abbia potuto fare carne di porco con il Monte Paschi di Siena fino a farlo fallire.

I guai delle banche arrivano dall’intrusione della politica nella gestione disinvolta e interessata delle banche. Non è normale che un membro del governo (la Boschi) chieda le dimissioni del governatore di Bankitalia per non aver controllato le malefatte di suo padre (Pier Luigi Boschi, vice presidente di Banca Etruria) del quale a suo tempo lei garantì con orgoglio la correttezza davanti a tutto il Parlamento. C’è qualche cosa che non torna nella logica di Maria Elena Boschi. Tanto che viene un sospetto: e se Renzi fosse innervosito non dai mancati controlli ma dal fatto che qualcuno ha cominciato a controllare e a chiedere i danni? A pensar male spesso la si azzecca.

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Gloria Nicoletti

Gloria Nicoletti

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